Arrivi alla pagina in cui il lupo si mangia la nonna e ti fermi un attimo, mezzo secondo appena, per decidere se leggerla così com'è. Tua figlia ha quattro anni e ti sta incollata addosso. Alla fine la addolcisci un po', oppure la leggi tutta e poi le dici che è solo una favola e che non succede niente.
Quella pausa l'abbiamo fatta tutti.
La prima decisione che abbiamo preso adattando Cappuccetto Rosso è stata togliere il lupo dal testo. Un lupo dà al pericolo una faccia molto precisa, ed è proprio quella faccia che il bambino impara a cercare.
Che cosa insegna un lupo
Il lupo è un cattivo comodo. Si riconosce al volo e non somiglia a nessuno di casa. Un bambino di quattro anni capisce quella figura al primo colpo, e quello che ne trattiene somiglia più a un identikit che a una regola di comportamento.
La guida di KidsHealth (Nemours) su come parlare ai bambini delle persone che non conoscono avverte proprio di questo: la maggior parte di chi fa del male a un bambino ha un aspetto del tutto normale e molti si sforzano di sembrare gentili e affidabili, quindi conviene insegnargli a giudicare le persone da quello che fanno e non dall'aria che hanno. La stessa guida dice anche un'altra cosa, ed è quella che evita di dover classificare le persone: il criterio vale allo stesso modo se a chiedere è uno sconosciuto, un parente o un amico, e lo dice proprio per le richieste che contano di più, quelle di tenere un segreto o di toccare le parti intime.
L'Accademia Americana di Pediatria, parlando di prevenzione dell'abuso sessuale sui bambini, spiega perché questo conta tanto: chi abusa di un bambino è spesso qualcuno che il bambino conosce già, in famiglia o nella cerchia vicina, e di cui gli adulti di casa si fidano.
Una storia di prevenzione con il lupo copre solo la metà facile. Insegna a diffidare di una faccia, e le richieste difficili quasi mai arrivano con quella faccia.
Per questo a chiedere è un'agnellina che piange
Nel nostro Adattamento di Cappuccetto Rosso, Amara sta andando a casa della sua Nana e incontra un'agnellina che piange seduta su una radice. Non la minaccia e non la insegue. Le dice che le è caduto il sacchettino dei desideri dietro dei cespugli, che è troppo piccola per arrivarci e che nessuno si ferma mai ad aiutarla.
L'agnellina non fa altro che fare pena. E chiederle di lasciare il sentiero.
La guida di KidsHealth porta come esempio l'adulto che chiede a un bambino di aiutarlo a cercare un cane smarrito, e il meccanismo è lo stesso: una richiesta piccola avvolta in qualcosa che accende la voglia di aiutare. Dire di no a questo chiede al bambino una cosa che dire di no a uno spavento non gli chiede: farsi carico lui del senso di colpa. Ne parliamo più a fondo quando spieghiamo come insegnargli a dire di no a un adulto.
Il finale non le dà ragione

Nella fiaba classica il pericolo finisce per essere confermato senza ombra di dubbio: il lupo si mangia la nonna. La storia porta la prova con sé.
Nella nostra non succede niente. Amara sente il pizzicotto nella pancia, si gira e torna sul sentiero con il rimprovero dell'agnellina alle spalle: «Come fanno tutti! Nessuno resta mai ad aiutarmi!». Arriva a casa di Nana senza sapere se ha fatto bene, e la prima cosa che chiede è se l'agnellina avesse davvero bisogno di aiuto.
Nana non le risponde che c'era un lupo nascosto. Le dice che capisce che le dispiaccia averla lasciata lì, che l'aveva appena conosciuta e le chiedeva di allontanarsi dalla sua strada, e che quel pizzicotto era il suo corpo che si prendeva cura di lei. «Quando lo senti, puoi fermarti. Sempre».
Una storia che alla fine conferma il pericolo si legge meglio, ma in cambio lascia un'idea che non vogliamo: che debba succedere qualcosa perché tornare indietro sia stato giustificato. La guida di KidsHealth va nella direzione opposta e consiglia di incoraggiare i bambini a fidarsi di quel disagio anche quando non sanno spiegare da dove arriva.
Per questo la storia resta nel dubbio e lascia che sia Nana a scioglierlo, senza mostrare nessuna prova.
Se indica l'ombra e chiede che cos'era
La vedrà. Nella pagina in cui Amara si porta la mano alla pancia c'è, sullo sfondo e tra la boscaglia, una sagoma scura con gli occhi gialli. Amara non la guarda mai, e nemmeno il testo la nomina: la parola «lupo» non compare in nessuna delle diciannove pagine. È lì solo per chi legge.
Quando la indicherà, la cosa più fruttuosa è restituirgli la domanda prima di confermargli qualcosa: Amara non l'ha mai vista, ha fatto bene a tornare indietro anche se lì non ci fosse stato niente?
Lì dentro c'è tutta la storia. L'ombra resta per questo, anche se dà a chi legge la conferma che ad Amara viene negata e toglie un po' di forza al ragionamento.
Quello che questa storia non copre
L'agnellina è qualcuno che Amara ha appena conosciuto, e buona parte del rischio sta nella persona conosciuta e amata. La storia non entra in quel terreno, e nessuna storia potrà coprirlo per intero.
Nemmeno il pizzicotto nella pancia funziona da rilevatore. Con una persona di fiducia spesso non scatta nessun campanello e tutto sembra un gioco, quindi le regole di casa non possono dipendere da quello che il bambino sente in quel momento. E al contrario: quella stretta la sente per tante cose che non hanno niente di male, dal vaccino al primo giorno con una babysitter nuova. Per questo in casa conviene che voglia dire «fermati e raccontamelo», e non «scappa via».
I nomi delle parti del corpo, quali parti sono intime, quali segreti non si tengono e cosa fare il giorno in cui verrà a raccontarti qualcosa sono un discorso a parte, e ne parliamo quando affrontiamo il corpo e i segreti. Di tutto questo, la frase che apre più confidenze è la più corta: raccontarlo non lo metterà in nessun guaio.
E se un giorno non riesce a dire di no, non è colpa sua. Bloccarsi o restare immobili è una reazione molto comune a quell'età, e anche tra gli adulti. Proteggerlo è compito degli adulti che si prendono cura di lui, e nessuna frase di una storia trasforma un bambino di quattro anni nel responsabile della propria protezione.
Come leggerla a casa
È pensata per i quattro e i cinque anni, e la parte che rende di più arriva alla fine, con due domande.
La prima, sul dubbio di Amara: tu che cosa avresti detto all'agnellina? Di solito risponde che l'avrebbe aiutata, e quella risposta non va corretta. Aiutare è giusto. Quello che non si fa è allontanarsi da dove sei senza dirlo a chi si prende cura di te, e questa frase si capisce molto meglio con l'agnellina davanti che in astratto.
La seconda, sul finale: a chi lo racconteresti, tu? Che dica dei nomi, due o tre. Quella lista, e sapere che può usarla anche se qualcuno gli ha chiesto di non dire niente, è quello che si porta via quando chiude il libro, e serve allo stesso modo il giorno in cui il libro non c'è.

Adattamento di Cappuccetto Rosso
Il pizzicotto che avvisa · Quando il corpo parla, bisogna ascoltare
Amara è una bambina coraggiosa che impara ad ascoltare i segnali del proprio corpo. Sulla via del bosco incontra un'agnellina che sembra triste e ha bisogno di aiuto, mettendola di fronte alla grande sfida di fidarsi del proprio istinto somatico al di sopra della compassione sociale. Ma la storia non finisce con la decisione: finisce con il racconto, con la fiducia di parlarne a qualcuno.
Leggi questa storia per bambini nell'app Semillita



