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Il portale della noia
Un viaggio senza schermi
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Guida per le famiglie
🎯 Guida per gli educatori: «Il portale della noia»
💭 Di cosa parla questa storia?
In un pomeriggio di pioggia, un temporale lascia Nora senza luce e senza internet. Lo schermo si spegne di colpo e, per la prima volta in tutto il pomeriggio, non c'è niente che la intrattenga da fuori. Nora gira per casa, si lamenta, conta le piastrelle, si appende a testa in giù al divano… finché, in un angolo, lo sguardo le cade su una vecchia scatola di cartone e su dei pennarelli che non usava da secoli.
🧠 Cosa scopriranno i bambini?
- Che la noia non è la fine, ma l'inizio: quando non c'è niente da fare, la testa comincia a fabbricare qualcosa da sola
- Che le idee migliori ci mettono un po' ad arrivare: bisogna reggere un momento di vuoto prima che spuntino
- Che il divertimento si può anche inventare, non solo ricevere: una scatola e un pennarello bastano per un pomeriggio intero
- Che creare comincia goffo: la prima riga non è granché, eppure da lì nasce tutto
- Che il tempo cambia a seconda di ciò che facciamo: annoiati si trascina; giocando vola
- Che giocare con qualcuno aggiunge: quando arriva Tommaso, anche lui annoiato, il gioco non si divide, diventa più grande
🤝 Come continuare questa conversazione?
- «Qual è la cosa più divertente che hai inventato con una scatola, una coperta o qualsiasi cosa ci fosse in casa?»
- «Cosa senti nel corpo quando ti annoi? Dove lo senti e cosa ti viene voglia di fare?»
- «All'inizio della storia, per un bel po' non succede niente. Perché secondo voi Nora non si mette subito a giocare?»
- «La navicella spaziale era dentro la scatola o dentro Nora?»
- «Quando torna la luce, Nora non corre alla TV: la usa per il suo gioco. Che differenza c'è tra le due cose?»
- «Quando Tommaso arriva annoiato, Nora non gli dà uno schermo: gli offre il suo gioco. A cosa potreste giocare con una sola scatola, in più persone?»
🎯 Approccio educativo
Questa storia propone qualcosa di insolito: trattare la noia come un buon punto di partenza invece che come un problema da spegnere il prima possibile. Non parla male degli schermi né chiede di rinunciarvi; mostra semplicemente cosa c'è dall'altra parte di un pomeriggio senza di essi — e, alla fine, come uno stesso schermo possa passare dal tenerci incollati al servire il nostro gioco. Tutto sta nel ritmo: per diverse pagine «non succede niente», e quel vuoto è proprio ciò di cui Nora ha bisogno perché la sua immaginazione si avvii. Per le famiglie, l'invito è semplice e potente: non riempire subito ogni vuoto. Se lasciamo durare la noia un pochino, spesso il bambino trova da solo la strada verso il proprio gioco.
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