Adattamento dei Vestiti Nuovi dell'Imperatore
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Così inizia la storia
Quella mattina la piazza grande profuma di ciambelle calde e di fiori appena colti. Suonano le trombe. Tutto il regno è venuto a veder sfilare l'Imperatore, un pavone così elegante che si cambia d'abito sette volte al giorno.
Tutto è cominciato una settimana prima, quando al palazzo sono arrivate due gazze con una scatola di velluto. «Ecco a voi l'ultima moda del regno vicino», hanno detto. «Qui non la porta ancora nessuno. Vostra Maestà sarebbe il primo.» E hanno abbassato la voce: «Ma attenzione: questa stoffa la vede solo chi è molto intelligente.»
L'Imperatore ha guardato dentro la scatola e non ha visto niente: solo aria. «Sarò io il tonto?», ha pensato. Allora ha spalancato gli occhi e ha detto: «Che bella stoffa!» «Bellissima!», ha detto un servitore. «Io non ne ho mai vista una uguale!», ha detto l'altro. Ed era vero.
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Guida per le famiglie
💭 Di cosa parla questa storia?
L'Imperatore di questo regno è un pavone vanitoso che un bel giorno esce a sfilare con un mantello che non esiste. Davanti a lui un banditore annuncia che lo vede solo chi è molto intelligente, e la piazza intera applaude dei colori che in realtà nessuno sta vedendo. Tra la folla c'è una capretta, Brita, che non riesce a trovare posto in prima fila, sale sul muretto della fontana e guarda. Quello che vede da lassù non torna con quello che dicono tutti, così scende a controllare da vicino.
💡 Una curiosità: questa fiaba è nota soprattutto nella versione che ne scrisse il danese Hans Christian Andersen nel 1837, ma si raccontava già cinquecento anni prima, e in castigliano: si trova nel Conte Lucanor, il libro che don Juan Manuel terminò nel 1335. Quello che è davvero di Andersen è l'idea di far dire ad alta voce a qualcuno di piccolo ciò che tutta la piazza tace. Qui quel ruolo tocca a Brita, che non era nemmeno riuscita a trovare un posto da cui vedere bene.
🧠 Che cosa impareranno i bambini?
- Che guardare di nuovo è una cosa che si può fare: se quello che si vede non torna con quello che dicono gli altri, ci si può avvicinare e controllare
- Che controllare non è litigare: Brita non cerca di convincere nessuno né di contraddire qualcuno, allunga solo lo zoccolo e guarda che cosa c'è
- Che guardare il cielo in tempo — veder arrivare le nuvole e prepararsi prima che cada la prima goccia — è una cosa pratica che i bambini e le bambine possono fare il giorno stesso in cui chiudono il libro
- Che a volte la gente dice di vedere ciò che non vede, e non per stupidità: a nessuno piace essere l'unico che stona davanti a tutti
- Che i grandi possono sbagliarsi con molta sicurezza e con ottime maniere, e che questo non cambia ciò che si è verificato di persona
- Che si può restare fedeli a ciò che si è visto senza bisogno che qualcuno lo confermi, e andare avanti con la propria giornata senza arrabbiarsi né insistere
🤝 Come continuare questa conversazione?
- «Ti è mai capitato di vedere una cosa mentre tutti gli altri dicevano che era diversa? Che cosa hai fatto?»
- «Se qualcosa non ti torna, come potresti controllarlo per conto tuo?» Brita non litiga con nessuno: si avvicina e controlla. È la parte della storia che si può imitare così com'è.
- «Ti è mai capitato di fare qualcosa solo perché lo facevano gli altri? Che cosa ti è passato per la testa proprio prima?»
- «Da che cosa si capisce che sta per piovere prima che cada la prima goccia? Quali altre cose si vedono arrivare se si fa attenzione?»
- «Che cosa si può fare quando un grande ti spiega una cosa con molta sicurezza e a te continua a non tornare?»
🎯 Approccio educativo
Questa storia alla fine non ripara niente: nessuno riconosce a Brita quello che ha verificato, e l'Imperatore non impara nulla. È voluto: restare fedeli a ciò che si è visto anche se nessuno ti segue è una cosa, e convincere gli altri è tutta un'altra; il libro promette solo la prima. Vale la pena guardare con affetto la paesana che si mette in fila: non è sciocca, è qualcuno che si guarda i vestiti, guarda chi la sta guardando e fa quello che fanno tutti. Quello che resta da portarsi via non è una frase, ma due gesti concreti: guardare di nuovo quando qualcosa non torna, e guardare il cielo in tempo.
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